Cultura / Presentazioni

La poesia che nasce " in mezzo alla gente"

Raffaele Niro presenta in anteprima al Viveur la sua ultima raccolta poetica intitolata Lingua Di Terra.

Raffaele Niro, poeta in fermento, oltre che scrittore, giornalista e instancabile organizzatore di vivaci iniziative culturali come il Festival DauniaPoesia,  ha appena dato alle stampe per la casa editrice milanese La Vita Felice Edizioni  la sua ultima opera: Lingua di Terra. 

Il libro di poesie - che vede  il “Preambolo di Maria Grazia Calandrone” e la postilla di Irene Ester Leo - sarà presentato ufficialmente dal poeta nella sua città, San Severo, martedì  23 aprile presso la Biblioteca Comunale Alessandro Minuziano,  un evento organizzato dall’Associazione Lo Scrigno. E alla vigilia  di questa prima presentazione del libro (e molti sono già gli appuntamenti previsti per la “tournèe” poetica)  il Viveur ha rivolto a Raffaele Niro alcune domande: 

Viveur: qual è stata la genesi del progetto editoriale Lingua di terra?


Raffaele Niro: L’idea di questo libro è nata agli inizi del 2009.

Doveva servire a festeggiare i diciotto anni (nel 2009, appunto), la maggiore età, della mia scrittura. Ed era un’idea molto semplice: mettere in fila tutto quanto avessi pubblicato a destra e a manca con l’aggiunta di un’ultima sezione di inediti.

Esiste anche una bozza di quel libro che si chiama – uso il presente visto che quel libro esiste, anche se in un’unica copia – “?evolution”. Un gioco tra l’iniziale del mio nome di battesimo e i concetti di evoluzione e rivoluzione.

 “?evolution” restò nel cassetto fino a dicembre 2010 quando lo ripresi e ci misi mano. “?evolution” nel marzo 2011 divenne “?evolution 4.0”, un libro composto da 4 sezioni di dieci poesie ciascuna e di circa 100 pagine, circa 150 pagine in meno rispetto al progetto iniziale.

Il 12 marzo 2011 organizzai un reading privato, invitando pochi amici appassionati di poesia, durante il quale lessi “?evolution 4.0”. Volevo che quel libro – questo libro – superasse anche la prova della lettura ad alta voce.

Durante la notte che seguì il titolo del libro cambiò in “Lingua di terra”.

Solo a settembre 2012 “Lingua di terra” prese le sembianze del libro che è stato poi pubblicato dalla casa editrice milanese “La vita felice” a marzo di quest’anno.

“Lingua di terra” è un libro nato in mezzo alla gente ed è un libro che parla di persone. C’è una poesia, contenuta nel libro, che si chiama “Arcipelago delle solitudini” che può aiutare a decifrare una delle tante chiavi di lettura del titolo, ossia lingua di terra può essere intesa una persona-isola che resta in contatto con altre persone-isole grazie al ponte di barche fatto dalla poesia. In questo senso “Lingua di terra” è un libro comunità, è un libro ricco di dediche, di epigrafi, di citazioni esplicite e implicite. “Lingua di terra” è qualcosa che porta intrinseco nel proprio significato l’unione. Ma può essere, come in effetti è, anche terra, luogo, dove si esprime la mia lingua, la mia poesia. O, ancora, “parole” che provengono dalla “terra”. Insomma, come spesso accade per la mia poesia, le chiavi interpretative possono essere molteplici.

 

 

V. La raccolta Lingua di Terra è  divisa in sezioni. Qual è la logica espressivo/motivazionale che ha determinato l’architettura dell’opera?


R. N. ”Lingua di terra” è un libro composto da quaranta poesie, scritte tra il 2001 ed il 2013, divise in cinque sezioni.

La prima sezione, Alberi di ricerca, è la mia dichiarazione di poetica. L'albero di ricerca è una rappresentazione grafica del funzionamento di un algoritmo di ricerca. Nell'intelligenza artificiale l'albero di ricerca è la rappresentazione delle sequenze di azioni che un agente razionale può effettuare a partire da un determinato stato iniziale. Il termine è, dunque, informatico. Ma se si tiene presente che uno dei versi delle poesie contenute in questa sezione fa “a semina di scrittura” si può arrivare a comprendere quanto mi piacerebbe piantare alberi di poesia.

La seconda sezione, Camminamenti umani,  è quella comunità a cui facevo cenno prima. È un viaggio attraverso gli uomini e la loro natura.

La terza sezione, Rovine del Tempio di Arcadia, è quel tentativo di collocare la poesia in mezzo alle faccende quotidiane della gente.

Nella quarta sezione, Baia sommersa, parlo di me, delle mie “scoperte”.

La quinta sezione, Acquaviva, è la sezione dedicata alle poesie d’amore.

 


V.  La tua “militanza ” nel panorama della Poesia ti ha portato, oltre che a produrre componimenti, opere ecc anche ad impegnarti in iniziative di promozione come il festival DauniaPoesia che si è appena concluso. Che bilancio puoi trarre dall’esperienza di questa edizione?


R. N. DauniaPoesia è un piccolo festival che in soli tre anni già si è affermato a livello nazionale. Quest’anno è stato nostro ospite Vincenzo Ostuni, editor di Ponte alle Grazie (diventato famoso per la querelle post premio Strega 2012 con Carofiglio), ma anche validissimo poeta della sua generazione che si è messo in testa di scrivere un unico libro di poesie nella sua vita, sempre lo stesso, che periodicamente aggiorna ed incrementa (l’intera sua produzione è consultabile sul sito faldone.it). Poi abbiamo ospitato Claudio Damiani, tra i poeti più rappresentativi della poesia italiana nel mondo. La giovane poetessa Paola De Benedictis, poco conosciuta anche  tra gli appassionati di poesia, che dopo una settimana, da quando è venuta a presentarci la sua opera prima, è stata citata nel programma radiofonico “con parole mie” di Umberto Broccoli su radio rai1. Infine, qualche giorno fa, nostra ospite è stata la giovanissima poetessa salentina Irene Ester Leo già notata da poeti dello spessore di Davide Rondoni e Antonella Anedda.

Come dicevo il nostro è un piccolo festival che fa parlare di sé. Siamo tornati ad esistere sulla carta geografica della letteratura.

Resta, comunque, e perdonami lo sfogo, che fare cultura sul nostro territorio è una corsa ad ostacoli. Gli ostacoli sono di ogni genere e la cosa che maggiormente rattrista è che a mettere questi ostacoli sono le persone o le istituzioni che dovrebbero spianarti la strada.

Comunque, sfogo a parte, a noi piace la corsa campestre.

 

V.  Tu sei sempre impegnato in tentacolari attività: in cosa sei attualmente immerso?
R.N. Tutte le iniziative di cui mi faccio promotore hanno un filo conduttore, ossia la promozione della lettura. Una delle mie iniziative più longeve, partita ormai nel lontano 2006, è il gruppo di lettura che facciamo tutti i martedì alle 20.00 presso il Ritrovo delle antiche mura (in via Cassano, 22 – alle spalle della Cattedrale – a San Severo). Dell’esperienza sanseverese è figlia la neonata iniziativa analoga partita a gennaio di quest’anno a Monte Sant’Angelo (tutti i sabati alle 17.30 presso l’Associazione Culturale “C’era una volta…” in Largo Totila 12) grazie alla volontà di Stefania Guerra.

Mentre attraverso Generazione TQ, movimento di lavoratori e lavoratrici della conoscenza trenta-quarantenni, di cui faccio parte dal luglio del 2011, pochi giorni fa abbiamo pubblicato una lettera aperta con la quale si sollecita l’approvazione di una legge per il “reddito minimo garantito”, sperando così, di fermare questa catena di suicidi che sta falciando gli imprenditori ed i giovani senza lavoro in Italia.

 

V.  Scegli un componimento per i lettori del viveur.it…

R. N. La poesia riportata in quarta di copertina, Respiro.

 

Uso le virgole

come punti di sutura

per chiudere le ferite,

ma il respiro trova sempre

labbra dischiuse

e col favore della lingua

bacia quel piccolo dolore

fino ad arrivare

al centro della terra.

Tra le cavità orali

la narrazione del sangue

nutre della mia storia

le radici dell’albero

genealogico

le quali affondano le dita

verso il fiume

del tempo che scorre

fino al tuo nome.

Ora la terra trema

e arde magma e lava

la firma di dio

dal vecchio testamento

che diventa principio

d’una nuova primavera

di cui si sente gia l’odore

nelle mani protese

a semina di scrittura.

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BIO
Raffaele Niro è nato il 05/06/1973 a San Severo dove risiede. Recentemente ha pubblicato Lingua di terra (ed. La Vita Felice, 2013), Carte d'identità (ed. Sentieri Meridiani, 2011); Cartacanta (ed. Di Salvo, 2009, menzione d’onore Premio Montano 2010 Poesia Edita); Game’s lover (ed. Rhymers’ Club, 2009); Vuoti a rendere (ed. Rhymers’ Club, 2006). Collabora a giornali, riviste e radio. È presente in diverse antologie sia di poesia sia di narrativa. Sue poesie sono state pubblicate in Cile, Spagna, Messico e Nicaragua. È il direttore artistico del festival DauniaPoesia (dauniapoesia.org)

 

Guarda il video

 

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=k-FGzw1XKV4

inserito lunedì 22 aprile 2013 di Valentina Scuccimarra

il 23  Aprile h 18, 00

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